Gabriele Zarotti

E il naufragar m'è agrodolce... (memorie dal dormiveglia)

(scritto nel 2013)

 

 

        Il momento magico dell’ispirazione, per molti, è la notte. Sturm und drang di pensieri, idee, premonizioni, e piccole illuminazioni. Quando milioni di cellule si trovano a vagare e divagare, spesso in ordine sparso e senza meta apparente, su e giù come in ascensore, tra  stadi Rem  e quasiveglia.  Zona franca in cui coscienza, inconscio, e sistema nervoso, al contrario del corpo apparentemente inerte, spesso orgasmano tra loro. Dove lo spazio si  avvolge e srotola come uno zerbino, e il tempo si ribella all’orologio. Mentre talamo e ipotalamo sonnecchiano. L’ippocampo galoppa. L’amigdala trema. E il corpo calloso si masturba.

       Due sere fa mi trovavo sprofondato in questo stato di turbolenta grazia, senza aver fatto ricorso a stimoli di alcun tipo. Da anni ormai non vedo canna, se non quella da zucchero. D’altronde, l’alcol rimbambisce. L’assenzio è démodé. L’oppio è la religione dei popoli. Il caffè inibisce il sonno. Il cioccolato provoca le carie ai denti. E i talk-show, pur eccitando i bassi istinti, nulla possono per favorire il sesso: vera, grande risorsa della mente.  Anzi, da recenti studi, pare che alla lunga portino all’impotenza.

 

 

FRENA IL TUO CUORE

E LENTO  ACCORDATI ALLA NOTTE

 

che notte questa notte fa caldo forse sogno forse son desto di certo giaccio lungo disteso mentre inseguo qualcosa  nella mia mente ma cos’è questo suono che mi titilla i timpani tra un sibilo e qualche sbuffetto puf puf puf  la mia compagna dorme lei dorme della grossa sembra sognare beata dal sorriso che le disegna le labbra e tenera mi rimanda a dolce sposa nel tuo letto riposa al mattino sai di avermi vicino grande gruppo l’equipe che anni erano quelli i  favolosi  sessanta tutti energia  entusiasmo e promesse  ah già quasi dimenticavo  fra echi richiami e smarrimenti  stavo inseguendo un racconto  allo stato prelarvale forse poema epico commedia tragica tragedia cosmica  chi può dirlo ce l’avevo qui sulla punta dell’emisfero destro incastrato tra le pareti di un canale cerebrale e fra me dicevo mentre mi preparavo a fissarlo in questa memoria che fa le bizze come un foglio che ripete dispettoso il suo cucù  da una leggiadra lettera ventidue di un bel giallo submarino

 

FAREI MEGLIO A  PRENDERE CARTA E PENNA

DI  NOTTE LA  MEMORIA E’ COME INCHIOSTRO SIMPATICO

 

potrei battezzarlo peti e zebedei come guelfi e ghibellini  franchisti e repubblicani  sudisti e nordisti  due razze due antropologie estreme che sembran  procedere  opposte ma sotto sotto convergenti e parallele  se vuoi  le puoi distinguere  dai ceffi  meglio ancora dai collanti  don't be stupid ho detto collanti non collant i peti tenuti insieme da interesse egoismo egocentrismo determinati compatti organizzati protervi arroganti spietati un po’ gurkha un po’ teste di cuoio un po’ teste di cazzo non certo mostri di simpatia inavvicinabilmente mefitici come promette il nome  gli  zebedei maltenuti insieme da residui  di etica scampoli ideologici echi di interessi di classe un tocco qua e là di intellettualismo aristocratico sbotti anarchici  sprazzi di tradimento revanche democriste e pennellate radical chic  a volte irridenti talvolta beffardi  talaltra infingardi  spesso incapaci  senza  progetti  in due parole perdenti nati     blob  blob blob pluff pluff pluff     ma che succede in questo calderone di grigia materia che non trova pace bolle sbolle poi ribolle e sbotta    pafffffff    trattasi forse di interferenza  tentativo di sabotaggio di neuroni ribelli alla mia attività di scrittura onirica alla mia anomica creatività taratattattattà che sta per dirmi il cervello  forse  m’ammolla  tra capo e collo  una folgorazione una di quelle che capitano così out of the blue e squarciano la mente come folgori che luminano  a giorno la notte più nera e fan chiarezza sui lati scuri della nostra esistenza  passato presente futuro e mica  parlo di visioni psichedeliche da fungo messicano macché intendo lucidità piena assoluta a prova di etilometro come quelle che si palesano in giovan età  e  poi giacciono  a languire  in polverosi cassetti della memoria  d’altronde  nell’età che nella zucca c’è  massimo  trambusto  e  il grasso cola a catinelle non si dà grande importanza ai pensieri che la fantasia sforna senza sosta chi può immaginare che negli anni a seguire si faran desiderare  certo qualche  illuminante apparizione  satòri come chiamava Kerouac questi squarci improvvisi  si presenta ancora ma senza sgomitare  e certo trattasi di roba assai meno luminante  giusto il flash di un'instamatic

 

BISOGNA  AVERE ORECCHIO

 

già e la punteggiatura direte è  forse un optional  certo che no il flusso  fluisce libero  senza regole inarrestabile  come mare in tempesta che inonda e travolge censura e sentimento il flusso è intimità sregolatezza parola parlata che corre dietro ai pensieri  e    op op oplà    li afferra al volo  in questo turbinio se vuoi tenere il passo seguire un filo logico non c’è che andare a orecchio seguir la naturale melodia del pensiero senza regole e orpelli che corrompono la cristallina verità che si agita dentro di noi e rompono il ritmo  del suo accadere  e in ogni caso io ci metto il contenuto spiattello confidenze e  sproloqui dell’encefalo e voi metteteci un pizzico del vostro  lo stream anche quando è modesto o spazzatura  non è gratis l’inaspettato il recondito si paga comodo trovare tutto fatto tutto scandito certo ognuno è libero di partecipare o meno condividere o contestare se lo crede  aggiungere o togliere se vuole  perdersi nelle pieghe  delle sue meditazioni  oppure  gettar la spugna  ma se  decide di restare  si prenda  la briga di pausare ecco la punteggiatura mentale  è il  modesto contributo il ticket che si paga  per questa specie di racconto questo danzare  rincorrersi  intrecciarsi confondersi di pensieri  misti a immagini fané che mi si snoda nel cranio in questa cabeza sonnecchiante  stream stream streaming senza filtri né freni giù per discese ardite e su per risalite col cuore in gola e lingua a ciondoloni   zzz zzz  ronf ronf  plin plin   scrosh scrosh scrosh

 

PIOVE SENTI COME PIOVE

MADONNA COME PIOVE

SENTI COME VIENE GIU’

 

la sento sta arrivando   mmmhhh  a occhio non è  granché forse la  grigia montagna  sta scodellando il topolino d’altronde in questi tempi di crisi di romanzo di poesia di letteratura tutta crisi d’identità religiosità  sessualità crisi di un’intera società    parapappazumpappà   forse pure del mondo intero non puoi far tanto lo schizzinoso né  pretendere la luna e poi siam seri non posso mica aspirare alla veglia di finnegan vabbé l’autostima l’ego che reclama strillando la sua parte ma c’è un limite a tutto    uih uih uih    che dolore adesso devo  dare corpo a questo blob che mi urge e opprime il colon cerebrale e chiede di trovare via d’uscita    oih oih oih    forse dovrei  mollarlo senza indugio espellerlo d’un botto  girarmi  prono e scaricarlo dritto nel cesso dei ricordi se voglio trovar pace poi ci ripenso e dico perché mai anche se  piccola cosa è  sempre parte del mal che ci divora  e allora  meglio piazzarlo in sella alla parola e stamparlo nella mente  magari domani  ne farò cosa  più composta che so un trattatello che rima con castello    ello ello diro diro dirondello  e lo titolerò mi perdoni buñuel il soma della libertà sì    soma soma soma    i tratti le misure le geometrie del volto t’è capì lombrò hai colto il nesso la relazione a proposito di tratti che parlano eccome  parlano cantan come un coro in chiesa

 

DIO HA DATO AGLI UOMINI LA PAROLA

PERCHE’  POSSANO NASCONDERE  IL   PENSIERO

 

ma  s’è scordato dei tratti fisio nonché gnomici avete mai fatto caso ai fenotipi della banda del cavvv  avete mai guardato con attenzione quell’allegra brigata di burloni avete mai ascoltato con minuzia quello che dicono sti miserabili  cialtroni discepoli lacché come lo dicono quello che fanno come lo fanno i gesti la postura i tic la grinta la determinazione la ferocia l’espressione del volto lo sguardo invasato il language del body     body my body     du du du da da da    questa è musica di verità caro desmond e pure morris  come dici tu  body non mente body doesn’t lie i gesti del corpo si voglia o no  lascian tutti nudi  senza beh e senza bah

 

SNIFFA SNIFFA IL  VOMITEVOL  LEZZO

TANTO E’ GRATIS  ET AMORE CAV

 

e  pensare  ero convinto  più con che vinto  che tutto sto bordello fosse solo frutto di diversità antropologica di un cervello fermo allo stadio post acquatico del rettile  e di quei corsi e ricorsi a porte chiuse full immersion per aspiranti manager della politica su quel ramo del lago di como che volge a mezzodì di postura impostazione esposizione argomentazione interdizione e distruzione del discorso avversario delle frustrazioni di una vita delle rivalse per la bassa statura dell’invidia del pene dell’essere anali o orali racchie fuori e troie  dentro dell’ambizione di mutandine quoterosa clitoridi urlanti sgomitanti per farsi strada delle smanie di cortigiane infoiate dalla scalata sociale dal bruciare le tappe non parlare di tappo  in casa del complesso d’inferiorità del potere personale del bieco tornaconto dell’interesse economico del successo facile della paura delle patrie galere del ricatto d’accatto e da rapina della carità pelosa per carità basta parlar di passera spacciata per impegno sociale solidarietà carità cristiana scambiare adulazione per ammirazione mischiare realtà con fantasia furto con onestà  e allora vaiii con i festosi osanna  gli entusiasti batter di mani    clap clap clap  vadaviaiciapp    gli  allargar di gambe  fremer di culi    chiappete chiappete chiappete    orgasmar di bocche  grandinar di menzogne  sì sì sì c’è tutto questo e altro ancor nel gaio repertorio ma non poteva bastare a giustificare e supportar tanta forza determinazione strapotenza e strafottenza dovevo immaginarlo che sotto c’era  di più che dietro la cieca impavida obbedienza di pasionarie e pasdaran il culto tetragono del sacro corpo del santo imperatore il sommo grande sacerdote non quello di timothy leary ma quello più banale ma ferale che incanta e seduce del cobra nostrano  ano ano c’era lo zampino anzi l’artiglio rapace che ti possiede  anima e corpo di ron hubbard il mengele della mente diavolo d’uno spregiudicato or pregiudicato forse trombato cavvv una ne pensi cento ne fai altro che goebbels altro ché c è dianetics alla base della tuo sottil progetto di mutazione della società e scientology come guida  spirituale scientology o il discorso sulla conoscenza da te riveduto e corretto ne la conoscenza del discorso  in questo  i tuoi son ferrati come cavalli  tenaci come buoi e marcian in fila come ciuchi indottrinati  addestrati plagiati e bombati  davvero bene sì tu sei grande tu sei suppppper meriti un plauso con regal riverenza  e prepuzial scappellata   più coro  galattico di ehia ehia alalà e turgido saluto romano a te gran paraculo figlio di n’drocchia per un ventennio e passa incarnazione esasperazione summa di tutti i vizi della destra più sinistra impareggiabile catalizzatore e valorizzatore del peggio di un popolo gran beneficiario e utilizzatore finale  della lingua viscida e ruffiana delle  genti italiche a te che tra l'elargizione di una supercazzola numerica e la celebrazione di una subliminal liturgia depisti tutti con la consueta faccia di merda senza coscienza senza pudore  senza vergogna alcuna come il più  sfrontato incallito e inguaribile dei  bugiardi

 

INFERNO X BOLGIA VIII CERCHIO FALSARI DI PAROLA

SFIGURARONO IN VARI MODI LA PAROLA

ORA SONO SFIGURATI NEI  CORPI

COSI’ SUA EMITTENZA SI RITROVA  COL CRANIO BITUMATO

E  LA FACCIA COME IL DERETANO

 

nel tuo partito nella tua laida chiesa trovano casa il conformismo più sinistro l’omologazione più omologata e omologante la violenza più occulta della consorteria più compatta della loggia più segreta della setta più devota perché della setta ha tutti i tratti come milton dice disobbedienza  opposizione all’autorità alle leggi della società  più quel tanto di amore per le perversioni sessuali che non guasta da qui i tuoi messaggi camuffati dietro plateali  gesti  e studiate smentite ma in realtà  dieci cento mille volte più pericolosi di sinistri ammiccamenti e sibillini pizzini più devastanti di pallottole dumdum  più letali del kalashnikov più annichilenti  del peggio crack così hai bruciato la mente di più  generazioni e data la vil natura tua e delle tue appendìci non è concesso nutrir la benché minima speranza in un bel suicidio di massa come quello del reverendo jones o il gesto orrendamente maestoso e impenetrabilmente mitico  dei lemmini dalla scogliera dell’aspro fiordo  troppa grazia sant’antonio  suffirebbe un po’ di mal francese da farti scemo e zoppicante sull’istante e vedere inceneriti da folgore improvvisa i laidi sgherri su quella  scalinata tra l’infolarmato piglio di erinniamazzoni a guardia del tuo onore la fanatica devozione di vestali votate al culto del tuo corpo e il fervore di  schiere di eunuchi e uomini dalla latente omosessualità che ispirati  compresi e  pur ieratici mano sul cuore alzan  nell'etere  jingle peana  alla tua genialità al tuo coraggio alla tua prorompente virilità sedotti  per convenienza  ma nello stesso tempo avvinti e affascinati dalla favola bella che ieri li illuse che oggi li illude e domani chissà finché tu sarai lì a elargir prebende e raccontar  panzane  ai gonzi

 

AL DIAVOLO  STO CAZZO DI PAESE CHE NON IMPARA MAI

PER FORTUNA  LA MIA VITA L’HO VISSUTA

 

forse strapenso forse è solo un corto di sinapsi sfrigolanti cellule grigie in esaurimento scintille improvvise del bosone che corre a testa bassa dentro le gallerie di questo mio cervello che da sveglio è costretto a subir le offese tue e del tuo ruffian codazzo    eccheccazzo    lo so lo so in  tutto ciò non é assente un po' di pregiudizio e ossessione  di vaneggiar senile qua e là   ma forse sogno magari son desto sono solo fantasie elucubrazioni masturbazioni castelli in aria castelli quali castelli il castello che ululì  mentre il lupo ululà il lupo quale lupo forse la bestia che si nasconde in noi che ulula dentro l’anima in questo delirio notturno che mi coglie all’improvviso fantasma della mente che si prende burla di me  gorgo irresistibile nel fiume di pensieri in totale libertà magmatico e farneticante flusso che soffoca lo spirito mentre squarcia la mente e io con questo mondo che va in  pezzi me la sto a prendere per ste minchiate  imu sì imu no  grazia graziella grazie al cazzo barabba libero  toghe in galera  capitani coraggiosi  sti fetosi  dimissioni mecojoni  scissione che volpone  astensione che occasione  fiducia no  fiducia sì  mi sono frainteso non se ne può più stacca la spina e impiccati al biscione  anche se le merdacce staranno tutte lì fuse nelle poltrone a lordare e tanfare peggio di carogne così acuto è  il lezzo così profondo il marcio che nulla posson satira e ironia ma poi a ben vedere  c’è assai di più da maledire che un paese che affonda  senza scampo pour les affaires privé del maitre in agonia di un putrido bordello chiamato  parlamento e una società bollita da pancia troppo piena che non la smette  di ripetere ai figli il ritornello che delinquente è bello mentre  inseguono sbavando un fattore da schedina  sì c’è  assai  di più da maledire c’è un pianeta che fa acqua da ogni buco così stretto  da  essere troppo angusto per chi aspira a grandi cose e allora niente promesse zero occasioni solo illusioni niente più stimolanti sfide solo prosaiche sfighe  tutto è spam spam e ancora spam tutto degrada di fronte al nuovo che avanza la merda che sale tutto contagia tutto corrompe e implode di fronte alla pochezza alla miseria di spirito e intelletto ovunque ti giri sei preso da sconforto dove sono gli uomini capaci di infondere fiducia di farci sognare  sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo diceva il piccolo uomo dalla grande anima dov’è la rivoluzione d’ottobre  dov’è il new deal  la nuova frontiera  tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge la mia libertà finisce dove comincia la vostra chi lotta può perdere chi non lotta ha già perso l’immaginazione al potere siamo realisti chiediamo l’impossibile  dov’è  finita la passione che fine ha fatto  l’entusiasmo per non parlare del coraggio chi  conosce più vergogna

 

IL FUTURO E’ TRAPASSATO

E  NON LOTTA PIU’ INSIEME A NOI

 

perché nessuno riesce più a volare forse chi conta è solo scarto di mediocrità  forse gli individui non contano più han ceduto il passo a sistemi organizzati  che fan girare il mondo artefici e padroni  delle nostre vite nutrite a ogiemme pesticidi conservanti coloranti edulcoranti ossidanti anabolizzanti dopanti deprivanti e depravanti     I have no dreams I have no dreams  I have no dreams anymore    non c’è più posto nel reale per chi non accetta il quotidiano e la sua globale miopia si è spenta ogni speranza non è un dio che ha fallito ma un’intera umanità  e allora per chi  serba ancora un goccio di decenza nelle vene l’unica via è la rivolta    armataaaaaaa    mi ha gridato stamane il postino  lanciandomi al volo la nuova tares da pagare mentre pedalava più rapido di una scorreggia altrimenti     fancuuulo         a tul'monde via dalla squallida realtà non resta che scappare nella fantasia perdersi nel virtuale meglio immaginare il mondo oltre la siepe  e allora chi ce la fa si dia alla  scrittura  si immerga nella pittura  faccia l’uncinetto segua imbesuito corsi di cucina prenda pure la strada che gli pare e chi non può si spari un bel cannone si aggrappi ad una acefala consolle passi giornate intere al cellulare  si estranei dal mondo o ficchi la testa  nella tazza  e buonanott al vas de nott ai suonatori e ai sognatori  tanto che resterà di noi se non modeste ombre di una spoon river senza patria il mondo trema stanco di angherie chi ha detto che la bellezza lo salverà quale cazzo di bellezza di questo passo chi saprà più riconoscer la bellezza  il mondo quale mondo quello che avevo dentro da ragazzo è finito ucciso dalla stupidità  questa ormai è terra desolata certo egoismo corruzione avidità  governavano anche allora ma ci pensava  lo spirito del tempo a contestare e castigare ci pensava lo spirito ribelle che soffiava sfrontato nel vento mentre un chopper cavalcava libero e nutriva i sogni di un futuro che gridava con tutto il fiato in gola segui l’istinto getta la paura alle tue spalle lancia il cuore oltre lo steccato  ce la farai  lascerai la tua impronta sulla luna  mentre nell’aria quella  voce schietta e  cristallina intonava we shall overcome  il sangue  galoppava nelle vene la passione mandava il cuore alle stelle e il domani stava lì davanti a noi con la promessa che tutto sarebbe stato migliore  che il progresso non ci avrebbe mai traditi  ogni istante un po' di più ogni giorno un passo avanti  dall’età del furore all’età dello squallore eccoci qua oggi pigri e passivi fra una folla di egoisti omologati conformisti ottusi da tutto e troppo incapaci di pensare e agire  per la pinguedine mentale e la prosaica paura di dover cedere un po’ di quel che hanno accumulato senza merito arraffato con sinistre furberie e laidi soprusi così la  prospettiva di giorni sempre uguali senza un perché  senza uno  straccio di visione rende la vita indegna del suo nome mentre svoltato l’angolo l’occidente si spegne senza gloria sotto i colpi del fanatico mohammed

 

L’UMANITA’ SI TROVA  A UN BIVIO

UNA VIA CONDUCE ALLA DISPERAZIONE

L’ALTRA ALL’ESTINZIONE TOTALE

SPERIAMO DI AVERE LA SAGGEZZA DI SCEGLIERE BENE

HA  H A  HA  HA VE A GOOD NIGHT WOODY

 

adesso basta stream annega ricordi passioni rabbie turbamenti inutili vaneggiamenti  zucchero e sale sulle piaghe di una vita sprofondali nei tuoi abissi e fa che in questa lunga notte d’ anarchia io possa  dormire  i pochi attimi che mancano  al  mattino

domani ancora non è  nato che già è  tramontato

 

 

 

 

Todos los derechos pertenecen a su autor. Ha sido publicado en e-Stories.org a solicitud de Gabriele Zarotti.
Publicado en e-Stories.org el 27.09.2017.

 

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